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Terezín – la cittá regalata agli ebrei

No, Terezín, 60 km al nord da Praga non era circondata dal filo spinato. Non vi furono camere di gas. Se ci fossero state Terezienstadt non sarebbe presentata come cittá modello regalata agli ebrei da Führer. Come una cittá dove alla gente non manca niente. Lo dicono loro stessi mentre sorridono nel film girato a Terezín. Dopo le riprese tutti „gli attori“ salgono nei vagoni dei treni che li portano direttamente ad Auschwitz. Verso la morte nelle camere di gas, quelle vere.

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Terezín fu fondata da Giuseppe II d´ Asburgo nel 1780 come una cittá–fortezza. Il sistema ingegnoso delle chiuse nel caso dell´ attacco nemico rendeva possibile di allagare fossati con acqua del fiume Ohře in poche ore. La fortezza era facile da sorvegliare e per questo motivo novembre 1941 venne scelta dai nazisti come luogo per le deportazioni di tutti gli ebrei del protettorato Boemia e Moravia. 24 novembre da Praga arrivano primi giovani ebrei addetti ai lavori ai quali le autoritá hanno detto di portare cibo per tre giorni. Quei tre giorni sono diventati tre anni. Una volta sistemate le baracche militari per accogliere migliaia di persone, i treni cominciarono ad arrivare. Ma Terezín non aveva la stazione fino a giugno 1943 quando fu costruito il raccordo ferroviario dagli stessi prigionieri.

Uomini, donne, bambini, sia giovani che anziani dovettero scendere dal treno alla stazione di Bohušovice e con una  valigia che pesava anche 50 chili percorrere circa tre chilometri. La piccola cittá di Terezín dove prima della guerra vissero 7 000 persone diventó in pochi mesi il luogo sovraffollato dove la vita quotidiana assomigliava a quella in un campo di concentramento. Solo al posto del filo spinato vi erano fortificazioni di mattoni, baluardi e fossati.

Formalmente la cittá era gestita dal consiglio degli anziani ebraico ma ovviamente era sottomessa alla giurisdizione nazista. Appena arrivati, le famiglie erano divise, gli uomini da una parte, le donne in un´  altra, bambini da 6 anni in un´  altra baracca dove si dormiva sui panchi e anche per terra tanto poco spazio vi era.

Il tasso della mortalitá di anziani e di bambini era altissimo perché le razioni di cibo non erano sufficienti e per malati mancarono medicine. Dall´ ottobre 1942 i nazisti cominciarono a organizzare convogli regolari per Auschwitz,  da dove tornarono pochissime persone. Ogni mese attendeva gli abitanti del ghetto di Terezín una specie di roulette russa – a chi toccherá la prossima volta per salire sul treno verso la morte?

Nonostante difficili condizioni di vita a Terezín si sviluparono molte attivitá culturali. Intelettuali, insegnanti, artisti di nascosto continuarono di comporre, scrivere, disegnare per appoggiare valori umani e aiutare la gente di sopravvivere. All´ inizio qualsiasi evento culturale organizzato da ebrei era vietato ma poi nazisti cambiarono opinione e decisero di lasciarli fare qualcosa di “culturale”, che potesse essere sfruttato anche ai fini di propaganda.

Infatti, 23 giugno 1944 in occasione della visita di una delegazione della Croce Rossa venuta ad ispezionare le condizioni di vita nel campo era presentato al pubblico lo spettacolo chiamato Brundibár composto per il coro di bambini e ragazzi dal compositore musicale Hans Krása.

Estate 1944. Nella piazza centrale di Terezín passeggiano coppie a braccetto, corrono e giocano bambini. Si prepara la partita di calcio. Negozi sulle strade vendono abiti, libri, ci sono pasticcerie e café. Con uno stupore immenso abbiamo trovato nel ghetto una cittá che vive una vita quasi normale, si legge nella relazione scritta dai membri della delegazione della Croce rossa. Si sono lasciati ingannare cosí facilmente o erano tanto ingenui? Bastava girare angolo, guardare piú attentamente e si poteva scoprire che qualcosa non andava. I fiori piantati solo qualche giorno prima, vernice troppo lucida, ogni tanto davanti a loro spuntava chissá da dove un bambino che mangiava pane con sardine lamentandosi sempre con le stesse parole come se recitasse Uffa, zio Heinz, di nuovo sardine….

Era pura finzione, una messinscena orchestrata al minimo dettaglio. La delegazione non ha visto persone malnutrite e malate, non hanno potuto vederle. Chi non poteva fare „bella figura“  era deportato ad Auschwitz…

In 4 anni passó per il ghetto di Terezín circa 155 000 ebrei da Germania, Austria, Cecoslovacchia, Ungheria, Danimarca, Paesi Bassi, 35 000 sono morti direttamente a Terezín – di ogni 4 persone una era morta qui, 83 000 morirono nei campi di sterminio o durante le marcie della morte, sopravvissero 4 000 persone. Di 10 000 bambini e ragazzi sotto 15 anni  hanno sopravissuto 245

Grazie al progetto La memoria della nazione esistono documentari girati con chi ha sopravvissuto questo incubo. Mi commuove guardare e ascoltare uomini e donne che hanno piú di 90 anni,  alcuni 96, 98 e anche 100 e la maggior parte di loro non li dimostra. Raccontano la loro vita da bambini nel ghetto, si ricordano i minimi dettagli. Come se Dio gli regalasse la mente lucida e la famiglia che li ama e stima per compensare la loro sofferenza.

Nel 1947 a Terezín é stato aperto il Memoriale dela sofferenza nazionale, oggi si usa il nome il Memoriale Terezín. Ne fanno parte la Piccola fortezza (ex prigione), Museo del ghetto, baracche di Magdeburgo dove é allestita l´ esposizione permanente della vita nel ghetto tra gli anni 1941 – 1944, il Cimitero nazionale ebraico e cimitero russo, crematorio e columbarium, sinagoga segreta. Tutti questi luoghi si possono visitare con il biglietto cumulativo. Sará un´ esperienza triste a dolorosa ma necessaria. Perché questo incubo non si ripeti mai piú.