Terezín – la cittá silenziosa che grida
Sembra incredibile che nel 21.sec. esistono persone convinte (?) che campi di concentramento durante la seconda guerra mondiale non sono mai esistiti. Queste persone dovrebbero venire a vedere Terezín, la cittá 60 km al nord da Praga. Non era il campo da sterminio, non vi erano camere di gas. Eppure é il luogo in cui nazisti hanno creato una delle fake news piú orribili della storia.

La cittá di Terezín (in tedesco Teresienstadt) fu fondata da Giuseppe II d´ Asburgo nel 1780 per fermare possibili attacchi di prussiani dal nord. In 10 anni fu creata una delle cittá–fortezze piú particolari in Europa con ampie strade, la retangolare piazza centrale e la enorme fortificazione in mattoni.
Imperatore e re boemo Giuseppe II d´ Asburgo chiamó la cittá in onore della madre Maria Teresa. La cittá militare doveva essere autosufficiente sia per gli abitanti civili che per la guarnigione, del tutto per 7 000 persone. Cosí vi erano mulini, forni, birrificio e varie botteghe. La zona é molto fertile, viene chiamata „il giardino boemo“, nelle vicinanze di Terezín la gente coltivava ortaggi e alberi da frutta.
Fin dai tempi di Giuseppe II. a Terezín esistevano due fortezze, la Fortezza grande che é la cittá odierna e circa un chilomentro da lí la cosí detta Fortezza piccola. Ma dove sta il campo di concentramento? La maggior parte di gruppi turistici che arrivano a Terezín, visita la cosí detta Fortezza piccola che in effetti era la prigione. Al posto di filo spinato possenti mura di mattoni. Non si moriva nelle camere di gas, ma si moriva esausti dal duro lavoro fisico, si moriva di malattie e di fame, sotto i colpi di bastoni di guardie sadiche.
Lungo il viale di accesso alla Fortezza piccola si trova il Cimitero nazionale molto impressionante dove sono sepolte 10 000 vittime di atrocitá naziste. E si, perché se alcuni prigionieri morivano bastonati a morte o lapidati che altro sono se non le atrocitá? Niente grandi monumenti funebri, statue o cappelle. Solo semplici lapidi bianche per terra, alcune anche senza il nome perché quello non si sa. Del tutto ce ne sono 2 300 ma altre 7 700 giaciono nelle 5 fosse comuni…
90% di prigionieri erano membri della resistenza nazionale ceca, il resto poi prigionieri di guerra da altri paesi e persone specialmente persequitate dai nazisti – ebrei, zingari, omosessuali.
Fino alla prima guerra mondiale la Boemia faceva parte dell´ Impero Austro-ungarico. Gli Asburgo usarono la Fortezza piccola come la prigione. Nelle celle di isolamento finivano nemici del multietnico Impero austro-ungarico, spesso patrioti delle nazioni che ne facevano parte. Nella cella n.1 trascorse quasi due anni Gavrilo Princip, un nazionalista serbo-bosniaco di 19 anni, membro del gruppo rivoluzionario “Giovane Bosnia”. Era condannato per assassinio dell´ arciduca asburgico Francesco Ferdinando a vent’anni di lavori forzati, morí dopo 4 anni per tuberculosi ossea.. Da serbi considerto eroe, da austriaci fanatico assassino. Sparó quasi per combinazione due colpi che costarono vita non solo arciduca e sua moglie Sofia ma anche 20 milioni di persone durante la prima guerra mondiale…
21 anni dopo, nel 1939 tedeschi occuparono la Cecoslovacchia e la Fortezza piccola venne utilizzata dalla Gestapo di Praga, a partire dal 1940, sempre come la prigione (la più grande dell’ intero protettorato Boemia e Moravia). I primi prigionieri giunsero qui 14 giugno 1940, in 4 anni di guerra ci passarono 32 000, di cui 5 000 donne.
Entriamo ora sulla corte amministrativa della Fortezza piccola. Tutti i nuovi arrivati hanno dovuto mettersi in piedi con il viso contro il muro e togliersi i propri indumenti. Uno alla volta entrava nell´ ufficio registrazione dove ha consegnato tutti gli oggetti personali. I prigionieri hanno potuto tenere solo il fazzoletto, il pettine e la fede, nei primi anni anche l´ asciugamano. Nell´ ufficio venivano distribuite le uniforme, la maggior parte delle quali erano le vecchie uniforme austriache della prima guerra mondiale. Ogni detenuto riceveva una ciottola, un cucchiaio, una sottile coperta. In questo momento ogni essere umano perdeva il suo nome e diventava un numero.
Il capo commandante della Piccola fortezza, Heinrich Jöckel, nazista sadico, decideva della vita e della morte di ogni prigioniero. Solo chi era capace di lavorare poteva sopravvivere. Ogni mattina al suono della campana Jöckel personalmente controllava se non manca nessuno all´ appello. Come tutti gli ufficiali nazisti a Terezín abitava nella Herrenhaus, la casa con spaziosi appartamenti. Jöckel era sposato e ha avuto due figlie. 5 maggio 1945 scappó da Terezín in Baviera con altri nazisti, lí brució la sua uniforme e cercó di mescolarsi con la gente del posto. É stato peró identificato, arrestato dagli americani e consegnato nella Boemia. Il mulino di Dio macina piano ma in questo caso Jöckel ottenne ció che si meritava. Fu condannato a morte e per un anno rimase nella cella di isolamento prima di essere impiccato pubblicamente nella cittá di Litoměřice.
Come vivevano i prigionieri nella Fortezza piccola? Ma che razza di vita poteva essere? Dopo il conteggio ci si tornava nelle camerate sovraffolate per la prima colazione – 400 g di pane raffermo (piú tardi le razioni diminuivano fino a 270 g) e mezzo litro di acqua marrone che assomigliava al café. Poi chi rimaneva nella fortezza, andava a lavorare nelle botteghe, nei magazzini o nella lavanderia, gli altri prendevano strumenti di lavoro e venivano portati fuori alle fabbriche, ai cantieri o ai campi adiacenti.
Il pranzo e la cena erano sempre uguali – il brodo di verdure e pane, ogni tanto qualche pezzo di carne magra. Non c´é da stupirsi che in pochi mesi gli uomini perdevano anche 30 chili. Svegliatevi, imbecilli che non credete nella esistenza di campi di concentramento! Quelli esseri umani pelle e ossa sulle foto non li ha creati la AI, quella non esisteva nel 1945!!
Il trattamento peggiore spettava ai detenuti ebrei che furono mandati qui dalla Fortezza grande, cioé dal ghetto per aver violato qualche regolamento. Erano chiusi in una cella di isolamento. Fino a 60 persone ammassate nello spazio senza finestre dove l´ unica fonte di ossigeno era un piccolo buco rettangolare nel muro. La gente non aveva spazio sufficiente per sedersi cosí doveva stare in piedi lasciando per terra in centro i piú deboli…
Nella baracca n.10 si trova l´ infermeria. Due volte alla settimana dalla vicina cittá Litoměřice arrivava un dottore tedesco. Una brava persona che non distingueva i suoi pazienti secondo la razza. Fedele al giuramento di Ippocrate cercava di aiutare chi ne aveva bisogno. Visto che il capo commandante Heinrich Jöckel non gli permise di portare dall´ ospedale cittadino tutte le medicine necessarie per risparmiare, questo dottore rischiava la vita portando di nascosto quello che gli occoreva compresi gli strumenti per le operazioni. Senza anestesia peró… Era uno di pochi tedeschi non condannati dopo la querra grazie alle testimonianze positive nei suoi confronti lasciate dai superstiti.
Entriamo ora nelle celle di isolamento che sono precedute dal piccolo cortile. Qui si facevano interrogatori, prigionieri furono torturati, picchiati, spesso a morte. Le celle di isolamento non hanno nessun mobile, detenuti dovettero dormire per terra. Ecco la cella n.1, quella di Gavrilo Princip che dai serbi era considerato l´ eroe nazionale invece dagli Asburgo uno sporco assassino. Due faccie della medaglia, due modi di percepire la realtá.
Immaginate di tornare a casa dopo una giornata di duro lavoro fisico nel campo. Fa caldo, siete tutti sporchi e sudati e non vedete l´ ora di farvi una bella doccia. E non si puó. Ai prigioneri nella Fortezza piccola era permesso di fare la doccia una volta alla settimana, ogni sabato. Ma il tempo concesso non era mai sufficiente per tutti e acqua calda non bastava. Quindi gli ultimi arrivati avevano a disposizione solo acqua tiepida o addirittura fredda. Succedeva che qualche detenuto nudo insaponato si é messo sotto la doccia e acqua era finita… si dava per scontato che l´ ultimo gruppo che entrava nelle doccie era quello di ebrei.
Mentre gli uomini stavano facendo la doccia i loro indumenti venivano messi nella caldaia per la deratizzazione a vapore. Aiutava un po´ di sbarazzarsi di cimici e pidocchi ma i vestiti rimanevano umidi. Prima di tornare nelle camerate, i prigionieri dovettero stare in fila e le guardie le contarono anche in pieno inverno. Di conseguenze molti si ammallarono di polmonite….
Entrando nella baracca n. 15 ci si rimane sorpresi. La stanza é spaziosa e ben illuminata, sulle pareti due file di lavandini con sopra lo specchio. Niente male, sembra di essere in un campeggio estivo. Solo che si tratta di una grande messinscena preparata per la visita di Terezín della Croce Rossa Internazionale annucciata parecchi mesi prima. I nazisti hanno avuto tutto il tempo necessario per preparare le quinte dello spettacolo ingannevole. Alla fina, la delegazione non mise mai piede nella Fortezza piccola cosí come non misero mai piede in questa stanza i detenuti.
Sembra incredibile ma la cittá-fortezza di Terezín é circondata da 22 km di tunnel e corridoi che dovevano servire ai soldati asburgici per spostarsi senza farsi vedere dal nemico. Durante la visita guidata della Fortezza piccola si percorre un corridoio coperto lungo circa 500 metri. Non é consigliato a chi soffre di claustrofobia.
L´ ultima parte della visita guidata é forse la piú tragica. Si passa lungo il poligono da tiro dove soldati nazisti si allenavano ma dove morirono fucilati le loro vittime. L´ ultima esecuzione di 51 patrioti cechi ebbe luogo 2 maggio 1945, soli 3 giorni prima della fuga di ufficiali nazisti da Terezín.
Mentre dietro il muro si sentivano spari alla parte opposta si sentivano invece vocine allegre di figli dei nazisti mentre facevano bagno nella piscina. Nella piscina costruita dalle mani dei prigionieri….
9 maggio 1945, finalmente liberi. Nel campo di concentramento (perché cosa altro era la Fortezza piccola?) arrivano carri armati russi, i medici e nei giorni successivi anche infermiere, molte volontarie. Purtroppo si continua a morire. É da un paio di settimane che nella baracca al cortile IV. se é diffuso il tifo petecchiale portato qui da prigionieri arrivati da est. Tutta la Fortezza piccola diventó la zona di quarentena e le ultime persone la lasciarono solo in agosto 1945. Uno dei luoghi piú orrendi della storia umana ha finalmente chiuso i battenti.